3 giugno 2008 - festa
Sì, è stato un momento di festa quello dell'arrivo a Malpensa di Mario e Marco.      Gli abbracci, e poi panini, pizzette, e spumante mentre la gente guardava incuriosita lo striscione srotolarsi tra le nostre mani. Un bel  momento davvero.     Ora è il tempo del riposo e della ripresa del contatto con la vita quotidiana, in attesa di una nuova montagna da salire.       

31 maggio - rientro
Ecco, la comunicazione arrivata dal Nepal poco fa!   Mario e Marco rientreranno domani, con arrivo alle 19.10 all'aeroporto di Milano Malpensa. E noi saremo lì ad aspettarli!  Buona giornata a tutti. 

30 maggio - Kathmandu
Kathmandu, città caotica, inquinata, dove il traffico talvolta rappresenta per chi deve attraversare una strada un ostacolo quasi insormontabile.          Kathmandu, piena di odori, dove le donne camminano per la strada vestite di abiti dai colori sgargianti, con i lunghi e neri capelli intrecciati e gli occhi scuri contornati di kajal. Kathmandu, dove gli induisti pregano accanto ai buddisti, dove frutta e verdura si vendono sulle porte di case che hanno centinaia di anni, dove i fili elettrici sfidano ogni anche minima norma di sicurezza agganciati a finestre finemente intarsiate.     Kathmandu, piena di contrasti, affascinante, misteriosa, e per quante volte ci sei stato ogni volta che ci vai, se vuoi, puoi scoprire angoli che non pensavi potessero più esistere.       Ma che shock dopo tanti giorni passati tra le montagne ritornarvi! Certo ci sono alberghi comodi, puoi addormentarti in un giardino dopo avere sorseggiato una birra fresca, la pizza è buona quasi quanto da noi, ma certamente i sensi vengono improvvisamente sollecitati in modo violento e non si vede l'ora di lasciarla dandole appuntamento ad un altra occasione!      Ecco, così immagino si sentano Mario e Marco! Stanno bene, Mario recupera un chilo al giorno mi dice sua sorella, e Marco si sta facendo medicare con regolarità le dita con i principi di congelamento nell'ospedale della città, che da quando il Nepal è diventato meta continua di spedizioni ha accumulato un'esperienza credo unica al mondo!    Non appena avrò notizie certe sulla data del loro rientro ve la comunicherò, affinché ognuno di noi possa accoglierli con un forte abbraccio.   A presto, buona giornata a tutti!

23 maggio - dal campo base  
Ieri, a metà pomeriggio, un'altra telefonata, questa volta dal campo base.   E' Marco quello che chiama, e di questo sono felice, perché ho così la possibilità di chiedere direttamente a lui co
me sta: Bè, adesso è OK, i pensieri sono chiari e non più sconnessi come ieri e ancora in parte questa mattina, anche per quel che riguarda i congelamenti direi nulla di grave.        Il suo modo di parlare è tornato ad essere quello "affrettato" che gli ho sempre sentito usare, e questo è bene!             Continua: "Senti, ti devo fare un appunto su quello che hai scritto". Mi scappa da ridere, sì, sta bene mi dico!              "Il libro che hai consigliato di leggere, Il leopardo delle nevi, non è proprio ambientato dove abbiamo  l'ospedale, se la gente lo legge pensa che Kalika sia in un posto così!!!".          OK, gli rispondo, hai ragione, il libro è ambientato in alto Dolpo, mentre Kalika si trova in basso Dolpo, domani lo scrivo, non preoccuparti!.     Ecco, fatto, però il libro leggetelo lo stesso! Marco prosegue; parliamo di leopardi, di Tibet, e di altro.      Io sono ferma sul bordo di una strada nel traffico caotico di Varese, città giardino buttata per aria in previsione dei mondiali di ciclismo. E' bello, il rumore è fuori e io parlo con persone a me care, così lontane, che stanno per fortuna bene.    "Ti passo il tuo amico, conclude quasi d'improvviso Zaffa. Ed ecco Mario. Il base, che
bello, mi dice dopo i saluti.          E' stata dura anche arrivare fino a qui, avevi ragione stamattina, abbiamo dovuto fare molta attenzione, eravamo stanchi, molto, e scendere dall'Icefall non è mai semplice, e in più nevicava abbondantemente.     Ma ora siamo qui. E' ormai sera inoltrata in Nepal, così gli chiedo se stanno mangiando. "Poco fa ho chiesto al cuoco cosa ci preparava per cena e lui mi ha guardato attonito, forse pensando che sragionavo, perché in effetti sono tre ore che mangiamo e beviamo!". Chiacchieriamo un po' del più e del meno,
gli dico di tutti le mail di saluti, abbracci e congratulazioni che voi avete e state ancora mandando.  "Ringrazia tutti, come le altre volte ho portato con me le persone che mi vogliono bene e che mi sostengono". E in effetti il calore e l'affetto che circondano Mario sono sempre così intensi. Poi la voce di Mario si fa triste: "Sai, è morto un mio amico sull'Everest, Gianni era salito senza ossigeno, ma durante la discesa si è fermato, sfinito, e non c'è stato nulla da fare". Gli dico che lo so, l'ho letto, un giovane della Val Maggia, in Svizzera, luogo meraviglioso non lontano da dove io vivo. Già, l'Everest, alta montagna, difficile montagna, di cui talvolta si sente parlare come se fosse "facile". Ci scambiamo i nostri pensieri, poi quasi a stigmatizzare il negativo dò a Mario alcune buone notizie: Sai, delle persone che erano al Lhotse con te nel 2006 alcune hanno fatto centro quest'anno; oltre a te che sei arrivato sugli 8516 metri della sua vetta, settimana scorsa Cristina Castagna e Giampaolo Casarotto hanno raggiunto la cima del Makalu, e due giorni fa, lo stesso giorno della tua cima, Lina Quesada è giunta in vetta all'Everest!. "Una bella compagnia davvero, tenendo conto che ora anche Silvio Mondinelli e Marco Confortola, sempre del team del 2006, si accingono a tentare la salita dell'Everest. Come non essere contenti? Già, è bello saperlo; quando si è in ambienti così severi come quelli delle alte quote, il successo e lo stare bene degli altri servono ad ognuno di noi, che ben sappiamo a cosa andiamo incontro ogni volta". Percepisco nel tono della voce di Mario decine di pensieri che si rincorrono, immagino il buio e lo sfregare della neve sul telo della tenda. Dimmi Mario, quando pensate di iniziare a scendere?. "Domattina prepariamo i bidoni, e poi se c'è tempo iniziamo il cammino, magari dirigendoci verso la Piramide per trascorrere la notte un po' comodi, altrimenti se è tardi lasciamo il campo base dopodomani e scendiamo direttamente più in basso".     La prima cosa che penso è che questo può tranquillizzare chi crede che magari "imbrogliamo" con le notizie riguardo alle condizioni dei piedi dei nostri due amici! Se ci fossero problemi non scenderebbero con le loro gambe, giusto? Quindi state tranquilli, in questo momento, mentre scrivo, Mario e Marco stanno impacchettando e poi si metteranno in cammino. Non vediamo l'ora di fare una doccia come si deve! conclude Mario, e su questo non ho il minimo dubbio dopo tanti giorni trascorsi lassù! A presto, con i saluti e gli abbracci a tutti voi dal campo base e da me.    

22 maggio – La voce di Mario!   VETTA!

Carissimi tutti, ecco finalmente poco fa la voce di Mario, ore 7.25 italiane: “Ciao, eccomi, finalmente, sono appena arrivato a campo 2!” Non so dirvi della felicità che ho provato, soprattutto perché quando non ci si sente per due giorni, quando si ha indirettamente la notizia della vetta raggiunta ma non si sa nemmeno se la discesa è stata regolare, dove si è dormito, se si sta bene, solo quando si ha la possibilità di sentirsi la tensione cala e la contentezza prende il sopravvento su tutto il resto!!!          “E’ stata dura Pat” continua Mario, e lo posso sentire attraverso il respiro un po’ pesante e l’insolito intercalare tra le parole “sono arrivato poco fa qui, al 2. Ho trascorso la notte al campo 3, ero sfinito, scendendo avevo pensato di proseguire per raggiungere Marco, ma appena sono entrato in tenda per sciogliere un po’ di neve sono crollato, mi sono addormentato…”      Lascio un attimo di pausa fra le sue parole e le mie e ancora prima di chiedergli della vetta continuo: “Dimmi, ma come stai?”.      “Ero un po’ preoccupato per i miei piedi, non ho nemmeno tolto gli scarponi ieri sera, ma poi ho controllato, tutto ok!”.      “E Marco? Come sta Marco?”     “Meglio, ha fatto bene a decidere di non proseguire nella salita, non stava bene, penso sia stato il freddo intenso, così intenso…     Ora proseguiremo insieme verso il campo base… “     … Ecco, ora posso chiederglielo: “Ma la vetta, sei arrivato in vetta?”       Gli racconto di ieri, del susseguirsi di notizie di cui non avevo la conferma, delle telefonate dai giornali… ed ecco finalmente la sua bellissima risata!         “Sì, sono arrivato su, non so nemmeno che ore fossero perché al termine del canale sommatale non funzionava più l’orologio… penso fossero le 7.30 nepalesi, più o meno… ma il canale non finiva più… ed ero solo…”      Lascio che parli, cha racconti, che dire d’altronde?       “Poi la vetta, non un filo di vento, ma il freddo era tremendo…    Però… è stato fantastico, fantastico..     Mi dispiace non averti potuto chiamare da lassù come le altre volte… “ L’emozione ci unisce…     “Non importa rispondo, l’importante è che stai, che stiate bene, questa è sempre e solo l’unica cosa che conta!!!”.       Prosegue: “Poi sono sceso, ho smontato il campo 4 e con uno zaino impressionante sulle spalle ho continuato fino a campo 3, dove sono crollato…     E stamattina per fortuna mi è venuto incontro l’amico Silvio ad aiutarmi, con una coca cola!!!!”       Ridiamo, e sento Silvio lì vicino che parla con gli altri.     “Adesso ha iniziato a nevicare, sogno un letto vero….”      Già la soddisfazione verrà dopo, ora c’è solo lo sfinimento..   “Mi raccomando, attenzione nella discesa, c’è l’Icefall da passare, siete stanchi, ci sentiamo con calma dal base…     Sono così contenta per te, così contenta…”.     Silenzio. “Mi fai venire da piangere, penso a tutti quelli che mi sostengono, che mi seguono…”…    “E sono in tanti!” ribadisco “vado subito a scrivere a tutti”…       Ecco, così ci siamo salutati, con tanti ciao da perderne il conto, perché il filo era stato ripreso e quasi non lo si voleva lasciare! Naturalmente in mezzo a tutto gli ho anche fatto le congratulazione da parte mia e da parte vostra!!!!     A presto, con calma dal campo base!  

21 maggio - vetta?
Continuo la cronaca di questa strana giornata con un la "vetta in forse", perché la notizia per ora non mi è arrivata direttamente ma attraverso il sito montagna.tv in cui si scrive che Silvio ha confermato l'arrivo in vetta questa mattina di Mario, che ora si troverebbe a Campo 3, e che sta bene. Marco invece si trova a campo 2, dopo aver rinunciato alla salita.      La fonte è certamente attendibile, ma purtroppo diversamente dalle altre volte non sono in grado di  confermarvela personalmente, almeno per ora.    Di più non so dirvi.   


21 maggio - nessuna notizia certa
Molte sono le notizie che si rincorrono, ma nessuna è certa. Ieri una telefonata che mi chiedeva se Mario e Marco avevano raggiunto la cima del Lhotse mi aveva colto di sorpresa!           Io non sapevo nulla, ma sembrava che Silvio Gnaro  Mondinelli, grande amico di Mario che è al base nell'ambito di una missione tecnico scientifica (www.share-everest.com) e che nei prossimi giorni tenterà di salire l'Everest, aveva raccolto la notizia, rimbalzata dai campi via radio, della salita dei nostri due amici.            Per tutto il pomeriggio e la notte scorsa sono rimasta in attesa di una conferma, che però non è arrivata.     Ho contattato Silvio questa mattina e sembra che il tentativo sia in corso ora, mentre vi scrivo, ma anche qui, per adesso, nulla di  certo.      Quindi aspettiamo, tenendo incrociate le dita ovviamente!            

19 maggio - campo 3! 
Buon giorno a tutti! Nel pomeriggio di sabato era infine arrivato un messaggio: "Campo 2, tutto bene, tempo incerto, se si rimette domani saliamo!".           Poi ieri nulla e solo stamattina, ore 5.27 italiane, un nuovo sms: "Un saluto dal C3, il troppo vento consiglia riposo!".      Quindi ieri Mario e Marco erano saliti verso i 7300 metri dove avevano già lasciato un campo deposito di materiale, con l'intenzione di recuperarlo e salire direttamente più in alto.           Ma il vento li ha bloccati e quindi hanno dovuto montare un vero e proprio campo, appunto il 3. Il tempo in effetti continua ad essere instabile nella zona dell'Everest e le previsioni per i prossimi giorni non annunciano grandi cambiamenti. Bisogna aspettare. Il morale però è alto, perché anche se non li ho sentiti a voce, il modo in cui hanno firmato il messaggio non mi lascia dubbi: "Un saluto a tutti da Cip e Ciop himalaysti!!!".
E allora ciao Cip e Ciop, aspettiamo vostre news!          

17 maggio - campo 2
Nel messaggio di ieri c'era scritto che l'intenzione era quella di salire oggi al campo 2, se tutto fosse stato a posto e se il tempo lo avesse permesso. Chissà, per ora non ho ricevuto nessuna nuova informazione, ma quello che posso fare è dirvi che Mario e Marco stanno benissimo, e auguravi una buona domenica!          

14 maggio - 2, 3, 2, base!
Sembra la sintesi di una partita di qualche strano sport, e invece è semplicemente ciò che hanno fatto Mario e Marco in questi due giorni!             Come sempre è stato bello sentirli, parlare con loro, scherzare un po': "Eccoci qui, siamo al base, lavati e sbarbati, e stiamo benissimo" esordisce questa mattina Marco.     Avendo vissuto l'esperienza di un campo base non faccio fatica a immaginare l'atmosfera di relax che stanno sperimentando, dopo essere saliti in alto, con fatica e respirando aria sempre più rarefatta.    Tornare a 5400 metri dà la sensazione di tornare "a casa", in una tenda dove il materassino è un po' più comodo, dove le bibite sono a disposizione e dove si può tagliare e mangiare una fetta di salame!         Continua Mario: "Lunedì siamo saliti al campo 3 dove abbiamo lasciato un bel deposito di materiale, a circa 7300 metri.           Poi siamo ridiscesi alle tende del 2, abbiamo dormito lì e ieri siamo tornati qui al campo base.        Il tempo è discreto, anche oggi davano brutto e invece è bello, anche se già vediamo le nuvole che si addensano e che come ogni giorno arrivano nel pomeriggio".        Parliamo anche un po' del percorso; "Non ci sono problemi particolari, non c'è nemmeno molta neve, solo un po' di accumulo tra il campo 2 e il campo 1".     Così ora riposo, e poi su di nuovo!  "Sì, due o tre giorni qui, dipenderà anche dal tempo atmosferico, e poi saliamo al campo 2.     Dal 3 vorremmo solo passare per recuperare il materiale, e continuare fino al campo 4.      Sentiamo già la voglia di tentare la cima".            Un bel progetto davvero! Sento voci intorno, i campi base sono animati in questi frangenti, quando c'è gente che sale e scende dai campi e quando la possibilità di tentare la vetta si avvicina sempre di più.   "Saluta tutti Pat, da parte mia e di Marco e raccomanda loro di iniziare a concentrarsi nel fare il tifo per noi!".
Certo, invito accolto!      A presto, e buona giornata al campo base e a tutti voi.   

12 maggio - Campo 2 e poi....                                                                                                                  
Oggi ancora nessuna notizia dal Nepal dopo il breve messaggio di ieri che diceva che Mario e Marco erano arrivati al campo 2, circa 6400 metri, dove già precedentemente avevano montato la tenda e trasportato il materiale necessario per allestire campo 3.                Il tempo però era brutto, anzi l'espressione colorita usata nell'sms lasciava intendere che era proprio brutto brutto!!!           La loro intenzione era di proseguire stamattina verso l'alto, ma da un'immagine che ho appena visto in internet credo che nemmeno oggi le condizioni meteo siano buone.            Vi aggiornerò.         Buon inizio di settimana a tutti voi.            

09 maggio - La voce dal base                                                                                                            
Sono solo le sette e un quarto, ma il traffico per entrare in città è già intenso. Il cielo è limpido e di fronte a me si alza il Campo dei Fiori, il massiccio simbolo di Varese; nonostante le auto percepisco dolce ed intenso il profumo dei fiori di robinia che pennellano di bianco i boschi dei dintorni.        Lo squillo del telefono, inusuale a quest'ora, mi coglie di sorpresa! Ecco, sì, è Mario,  finalmente!       Avevo immaginato ieri, dopo aver sentito la notizia della fiaccola olimpica arrivata in cima all'Everest, che i divieti di comunicare anche dal Nepal si sarebbero allentati, e così è stato!   "Qui tutto bene -mi dice Mario con la sua voce calma e profonda ieri in effetti eravamo a Campo 2 quando i cinesi sono  giunti in vetta!". Sono un po' stupita da questo,  sembrava, da ciò che filtrava attraverso gli alpinisti che erano scesi in basso, che negli ultimi giorni il divieto di spostarsi dal campo base fosse totale, e invece non era così! "Abbiamo dormito due notti lassù -continua Mario- e sia io che Marco stiamo benissimo. Siamo saliti carichi all'inverosimile, portando anche il materiale che ci servirà per allestire il campo 3".     Le mie parole si accavallano alle sue, perché c'è tanta voglia di chiedere da parte mia, e tanta voglia di raccontare da parte sua!           Il tempo continua ad essere bello, talvolta sembra si avvicinino delle nuvole, ma poi nel giro di poco tempo si dissolvono. E anche il clima tra gli alpinisti e i nepalesi che controllavano la situazione nei giorni scorsi si è fatto più sereno! Mario mi conferma che tutti stanno rientrando al campo base, e che per quanto riguarda loro due si fermeranno un paio di giorni a riposare e poi torneranno su, verso i 6400 metri del campo 2 e avanti.     C'è un attimo di silenzio, non so se è la linea, oppure.....       Ecco di nuovo la sua voce: "Abbiamo in effetti un po' di nostalgia di casa, solo un po', ma c'è!     Salutami tutti per favore e dì loro che è ora di iniziare a fare il tifo!!!!". Certo che lo farò!, rispondo immediatamente, lo scriverò questa mattina, e sono certa che tutti ricambieranno i tuoi saluti e cominceranno ad incrociare le dita!.     A presto quindi, con Mario e Marco là sulla via del  Lhotse, e con voi, forse come me impegnati nel lavoro ma che  non per questo impediscono a se stessi di sognare.         

07 maggio - Non si può fare altro che aspettare                                                                          
Continua l'attesa degli alpinisti di poter iniziare la salita sull'Everest e sul Lhotse.   Molti sono scesi più in basso, a Namche o a Periche, altri sono rimasti al campo base nella speranza che la torcia olimpica arrivasse in vetta ieri od oggi, e loro potessero così iniziare a dirigersi verso i campi alti.        Ma per ora nulla, tutto è fermo.   Continua anche la limitazione quasi completa delle comunicazioni e solo qualche giorno fa ho potuto, tramite un collegamento telefonico via internet e un ponte radio, sentire la voce di Mario che mi diceva che stanno bene e mi chiedeva di salutare tutti voi da parte sua.       Non è stata una vera e propria conversazione in quanto lui non poteva sentire la mia voce, ma comunque meglio di nulla!       Sul versante nord, quello tibetano da cui il team cinese dovrebbe raggiungere la vetta, le notizie arrivano con il contagocce, e non si sa di preciso dove la torcia olimpica si trovi.                 I giorni passati sono stati caratterizzati dal brutto tempo e da nevicate in quota; le previsioni danno ora miglioramento.       Non si può fare altro che aspettare.    Buona giornata a tutti voi.


30 aprile - Il campo base e la montagna                                                                                   
Immagino che molti di voi si chiedano come mai non arrivino aggiornamenti della spedizione di Mario.   In effetti sono diversi giorni che non ho più contatti diretti, e questo si spiega con la situazione che si è creata intorno alla montagna, l'Everest per intenderci, che divide il campo base con il Lhotse.   Certamente i nostri amici sono già arrivati ai 5300 metri del campo dopo essere saliti da Namche Bazar ai 4300 metri di Periche, ai quasi 5000 di Lobuche, ed essere passati dai lodge di Gorak Shep ultima possibilità di avere un tetto sopra alla testa prima dei giorni in cui il telo di una tenda sarà l'unico riparo.     Il tempo continua ad essere bellissimo sulla valle del Khumbu e le sue montagne, anche se il vento ha cominciato a soffiare in quota.      Dal campo base però è ormai impossibile salire oltre.       Nei giorni scorsi alcuni alpinisti di altre spedizioni hanno montato il campo 1 e il campo 2, sulla via di salita comune di Everest e Lhotse, ma ieri a 6400 metri è comparso un cartello Limite Invalicabile posto lì dai militari nepalesi affinché sia chiaro che nessuno può andare oltre fino a quando i cinesi non avranno portato in vetta la torcia olimpica.    Tutti gli alpinisti sapevano però di questo.     Già da molto tempo le precise regole che caratterizzano questa stagione di salita erano state rese note.    Chiusura totale dal versante nord, quello tibetano da cui saliranno i cinesi, possibilità di salire fino al campo 2 dal versante sud, quello nepalese,  fino alla fine di aprile, chiusura poi totale fino al 10 maggio, o comunque fino a che la fiamma olimpica non arriverà in cima.    Al campo base non possono essere usate videocamere, non si può comunicare via internet, e i telefoni satellitari sono stati chiusi in speciali contenitori, e possono essere usati dagli alpinisti solo per un tempo limitato ogni giorno.      Le mie considerazioni personali su tutto ciò non possono trovare posto qui, ma certo posso dire che trovo assurdo e molto triste quanto sta accadendo.     Forse gli alpinisti cinesi ce la faranno in pochi giorni a giungere lassù, tempo atmosferico permettendo, e allora la montagna sarà liberataSe qualcuno di voi vuole avere maggiori notizie può visitare il sito www.explorersweb.com, sempre ben aggiornato, e che a mio parere è quello che dà la visione più completa non solo dello stato delle spedizioni ma anche dei vari aspetti che circondano la situazione che si sta verificando.     A me non rimane che salutarvi. Vi mando alcune foto da me scattate nel 2006, perché la bellezza possa portare un po' di gioia fino ai vostri occhi.     

25 aprile - Namche e poi Tyangboche    
Il percorso da Lukla verso il campo base si snoda fin dal primo passo in un susseguirsi di su e giù che fanno sì che il dislivello reale tra una tappa e l'altra non sia dato dalla semplice differenza tra il punto di partenza e quello di arrivo!        Ieri Mario, Marco e i loro tre compagni sono giunti a Namche Bazar, 3400 metri, dopo essere scesi dai 2800 di Lukla fino ai 2400 del fondo valle ed essere poi risaliti attraverso una bosco lussureggiante fino alla vera e propria entrata nel paese degli Sherpa, etnia di origine tibetana che abita la valle del Khumbu, quella del Makalu e in parte quella dell'Annapurna.     Namche si è molto sviluppata in questo ultimo decennio proprio per la massiccia affluenza di alpinisti ed escursionisti diretti principalmente verso l'Everest e il Lhotse, ma anche verso i laghi di Gokyo, l'Island Peak, l'Ama Dablam ed altre cime a valli cosiddette minori.     E' sempre bello arrivare qui e salutare gli amici, ha scritto ieri Mario nel suo SMS.    Ed in effetti sono molti anni che lui si reca in questa valle e di amici ne ha veramente molti!       Il cammino è poi proseguito oggi, e mi sembra di vedere con gli occhi della mente il Kumbila, la montagna sacra degli Sherpa, il lungo traverso che porta verso Sanasa, la ripida discesa verso Pungitanka che fa perdere molta quota, e poi la lunga salita nel magnifico bosco di rododendri all'uscita del quale si trova il monastero di Tyangboche, uno dei più importanti del Nepal, che insieme al più discosto monastero femminile di Deboche dipendono direttamente dal  monastero di Rongbuk, situato in Tibet proprio al di là del monte Everest.        Ma negli ultimi anni la possibilità di interagire tra Rongbuk e la valle del Khumbu è diminuita in modo drastico, e in questo strano anno, in seguito alla situazione che si è creata in Tibet, con la fiaccola olimpica che 'dovrà' arrivare in vetta, con la chiusura totale dell'accesso al versante tibetano, e con le restrizioni imposte alle salite dal versante nepalese, i monasteri, i monaci e la gente non potranno avere tra loro nessun tipo di contatto, quanto si potrebbe scrivere e dire di tutto ciò.    Il tempo continua ad essere bello e in queste ore il nostro gruppetto starà riposando in uno dei lodge che si trovano nelle vicinanze di Tyangboche. Siamo a 3800 metri e da qui si possono già vedere, anche se ancora lontani, l'Everest e il Lhotse. Un saluto a tutti voi da me e anche da Mario che vi abbraccia.     

23 aprile - dal Dolpo al Khumbu 
Sono diversi giorni che non vi scrivo, e questo perché fino ad ieri non avevo notizie sostanziose su quanto i nostri amici stavano facendo.     Poi la voce di Mario da Kathmandu e una mail per raccontare dei giorni precedenti.       Arrivare a Kalika non è stata una passeggiata, scrive Mario. Il caldo e gli insetti ci hanno sufficientemente  torturato, ma certo se volevamo trovare un posto ai confini del mondo per costruire qualcosa, ci siamo riusciti.      Ma più che le parole è stato il tono della voce al telefono che mi ha comunicato la fatica, ma soprattutto l'emozione che deve aver provato il nostro piccolo gruppo nel giungere a Kalika e nel trattare affinché tutto proceda nel migliore dei modi. Non navigano certo nell'oro lassù, continua Mario, e siamo certi che sia uno dei luoghi del mondo dove la gente sente fortemente il bisogno di un aiuto sanitario. Ora, dopo la nostra visita e i vari incontri, i lavori per l'ospedale dovrebbero procedere con passo spedito, molto più simile a quello Italico che a quello Nepalese! Perché in effetti non è facile portare avanti progetti in questi paesi, il "Nepali Time" scorre a una velocità decisamente diversa rispetto a quello a cui noi siamo abituati, qualche volta mi dico che però, forse, è il loro quello giusto, mah, chissà, sono solo pensieri che corrono nella mia mente quando penso a un sentiero che collega i villaggi nepalesi e ad una autostrada che collega le nostre città.       Mi dice ancora Mario: Al ritorno dalla salita dovremmo trovare nuovo materiale fotografico sullo stato dei lavori, che i referenti della Focus Nepal si sono impegnati a farci avere. Noi poi vorremmo tornare lassù per un sopralluogo lampo prima del prossimo inverno...   Un attimo di silenzio.    Sai Pat, l'entusiasmo della popolazione ci ha veramente commosso, e poi l'interesse e la partecipazione delle donne ha lasciato un segno fortissimo dentro di noi, devono accudire la famiglia, i bambini, e avere un ospedale sarà veramente importante. Sì Mario, capisco, capiamo, cosa vuoi dire. Si può fare davvero molto per chi ha così poco.    Poi ieri pomeriggio gli ultimi acquisti a Kathmandu, dove Mario e gli altri sono rientrati lunedì pomeriggio.      Tutto è pronto ora per la spedizione alpinistica, non resta che mettere un piede davanti all'altro fino alla vetta del Lhotse! In queste ore il piccolo aereo che da Kathmandu vola verso Lukla, circa 2800 metri, dovrebbe essere atterrato.      Le montagne già si mostrano maestose, il cammino nella valle del Khumbu è così iniziato!    

18 aprile – Kalika
Mario e gli altri sono arrivati questa mattina a Kalika, nel Dolpo. “Villaggio fuori dal mondo, ma bello!” scrive Mario nel suo sms, e prosegue: “tutto bene, oggi incontro per lavori ospedale”.   L’area del Dolpo, situata a nord ovest di Kathmandu, oltre il Dhaulagiri, la montagna che supera gli ottomila metri più occidentale del Nepal, è stata aperta al turismo solo nel 1994. Si divide in due parti, una settentrionale (alto Dolpo) che confina direttamente con il Tibet Occidentale, abitata da popolazioni di origine tibetana, ed una meridionale (basso Dolpo) dove convivono altre etnie, sempre comunque diverse per tradizioni e credenze dal resto del Nepal. Diffusissimi ancora nel sud i culti animisti, anche se influenzati dall’induismo, e nel nord la religione Bon, di origine sciamanica.   Interessantissimo da leggere il libro “Il leopardo delle nevi” di Peter Matthiesen, racconto ambientato in questa regione.          Un augurio a Mario e agli altri affinché la riunione di oggi porti buoni frutti!     Namastè a tutti voi.                  

16 aprile – Prima del Khumbu…
Mario e i suoi compagni sono arrivati regolarmente a Kathmandu e oggi si sono già rimessi in viaggio, destinazione non il Khumbu, che dovrà aspettare ancora qualche giorno, ma… il Dolpo!    Già perché la prima parte di questa spedizione è volta a raggiungere il luogo di questa poverissima provincia nel nord ovest del Nepal dove verrà costruito il Kalika Community Hospital.       Referente del progetto è l’associazione “La Goccia”; potete trovare maggiori informazioni su: www.la-goccia.it/progetti/progetto_dolpo.asp.       Mario ormai da tempo collabora con loro per la raccolta di fondi destinati a questo ospedale che diverrà un punto di riferimento fondamentale per chi vive in quell’area.     Compito dei nostri amici, tutti direttamente coinvolti in questo progetto, sarà posare il primo mattone assieme alla comunità locale. Un gesto simbolico che porta con sé un messaggio di fondamentale importanza in un mondo i cui bisogni aumentano giorno dopo giorno…  Namastè.
                                                                                                   
15 Aprile 2008 - Nuova partenza!
Eccomi qui cari amici, dopo molti mesi una nuova partenza e una nuova occasione per parlare di Grandi Montagne.       La destinazione di Mario è questa volta è il Lhotse, ottomila la cui salita era già stata da lui tentata nel 2006, e che si era conclusa non lontano dalla vetta. Per cui ci si riprova! Allora vi avevo raccontato tutta la spedizione in diretta, perché anch’io ero là, nella magnifica valle del Khumbu dove i rododendri in questi giorni si staranno coprendo di splendidi fiori.        Stavolta invece la mia strada si è fermata ieri sera all’aeroporto di Malpensa, da dove Mario è partito con Marco Zaffaroni, già suo compagno allo Shisha Pagma nel 2005 e al Lhotse nel 2006, e che anche ora salirà con lui verso gli 8516 metri della cima.       Con loro anche alcuni amici che li accompagneranno fino al campo base.  Con questa spedizione si inaugura anche il nuovo sito internet, creato e curato da Luca; l’indirizzo è  www.mariomerelli.com.        In queste ore Mario e gli altri giungeranno a Kathmandu dove proprio ieri è iniziato l’anno nuovo e dove le elezioni hanno portato a una svolta storica.   Ne parleremo.   Appuntamento a tutti voi nei prossimi giorni.     

 

21 Maggio 2008 Lhotse 8.516 metri

 Testi di Patrizia Broggi 

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